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Sfidiamo la destra sull'innovazione

Bene, molti complimenti a Veltroni e al PD per la non adesione alla Manifestazione dei girotondini e di Di Pietro dell'8 luglio. Resistere, resistere, resistere. Non dobbiamo mai e poi mai aderire. Basta farsi dettare la linea da quattro ex sessantottini nostalgici... Dobbiamo uscire dalla trappola che ci ha teso Berlusconi di farci discutere solo di giustizia e dei suoi processi. Parliamo della vita delle persone. Nella Finanziaria del Governo non c'è uno straccio di provvedimento per il potere d'acquisto di salari e stipendi, nei prossimi mesi con gli ulteriori rincari di energia gas luce ecc., sarà dura. Parliamo di redditi, pensioni, di politiche energetiche per rendere il nostro Paese meno dipendente dall'importazione. Lasciamo che sia Berlusconi da solo a parlare dei suoi guai e a litigare con la magistratura, noi occupiamoci d'altro.
Certo dovremmo parlare un linguaggio innovativo e non rincorrere la destra sul suo terreno. Per esempio sull'immigrazione. La stragrande maggioranza degli italiani approva le misure del Governo sui bimbi rom. Non basta inveire sull'inciviltà del rilascio delle impronte digitali, se non spieghiamo cosa intendiamo fare per assicurare che i bambini dei rom vadano a scuola anzichè in giro per strada, a chiedere elemosima o fare piccoli furti. Ma soprattutto dovremmo spiegare agli italiani che l'immigrazione non sono i rom. Che per l'Italia l'immigrazione è una grande risorsa, che di immigrati ne abbiamo pochi, dovremmo farne crescere il numero per avere manodopera di qualità e cervelli, come avviene in tanti Paesi europei, e per ridare equilibrio e prospettiva alle nostre dinamiche demografiche. Il rilancio della nostra crescita passa anche di qui. Naturalmente, servono politiche di integrazione, selettive, ecc. Così come si dovrebbe parlare un altro linguaggio sulle politiche del lavoro, facendo nostre le proposte di Boeri e Ichino sul contratto unico, o sulle pensioni, dicendo che l'attuale riforma difesa dai sindacati è generazionalmente iniqua. Per battere il centrodestra ora e non tra dieci anni, servirebbe una grande sfida sull'innovazione e sul cambiamento. Ma di queste cose non si discute;  l'attuale gruppo dirigente del PD è ancora troppo impegnato a leccarsi le ferite, ma forse soprattutto manca del coraggio e delle lenti giuste per leggere la realtà...

Pubblicato il 2/7/2008 alle 10.25 nella rubrica Diario.

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